Zanna Bianca

 

Icona a quattro zampe tra le più amate della letteratura, Zanna Bianca ha 110 anni ma non li dimostra: negli ultimi mesi lo abbiamo ritrovato, in ottima forma, nel primo film di animazione a lui dedicato, ancora nelle sale. A firmarlo Alexandre Espigares, registra già Premio Oscar 2014 per il Miglior corto animato con Mr.Hublot. Punto di forza, un’animazione che mescola tecniche all’avanguardia con il tocco della pittura a colorare i fotogrammi. Nell’edizione italiana, guida il racconto la voce fuori campo di Toni Servillo: il regista, infatti, ha scelto di non far parlare gli animali, creando così una netta separazione tra il mondo animale e quello umano, due universi destinati a incontrarsi e a scontrarsi nei momenti più intensi e drammatici della storia.

 

Pubblicato la prima volta a puntate sulla rivista Outing nel 1906 e rieditato successivamente come romanzo grazie al grande successo di pubblico, Zanna Bianca di Jack London è un racconto molto duro, che vede il protagonista attraversare momenti di estrema violenza inflittagli sia dagli esseri umani (nel libro “l’animale uomo”), ma anche dagli stessi animali, in un mondo selvaggio in cui vige la “legge dell’artiglio e della zanna”. Straordinariamente complesso per essere considerato un libro per ragazzi e sorprendentemente innovativo per il suo tempo, il romanzo è scritto, per buona parte, dal punto di vista parte degli animali, descrivendo il modo in cui London riteneva vedessero il mondo circostante.

 

Come ogni icona che si rispetti, Zanna Bianca è stato celebrato e reinterpretato in molte forme, cambiando spesso tratti sostanziali della sua identità. Nella prima versione cinematografica – produzione italiana, del 1973, diretta da Lucio Fulci con Franco Nero e Virna Lisi – Zanna Bianca è un pastore tedesco più simile a Rin Tin Tin che al personaggio di London. Nel 1982 sbarca in Giappone dove lo ritroviamo nella versione anime di Hitoshi Komuro. Nel 1991 anche la Disney si cimenta in una trasposizione cinematografica di Zanna Bianca, mentre nel 1993 il Canada dice la sua con una serie televisiva dove però Zanna Bianca si trasforma in un Husky. O meglio, mezzo lupo, mezzo Husky.

 

Ma chi è, davvero, Zanna Bianca? Lupo a tre quarti (suo padre Guercio era un lupo, sua madre Kiche era metà lupa e metà cagna), Zanna Bianca, dopo essere stato venduto e maltrattato dai suoi primi “padroni”, si lega profondamente all’umano che l’ha salvato, anche perché la sua parte canina ha affievolito la fiera indipendenza del lupo. I suoi tratti sono quelli dell’odierno cane-lupo cecoslovacco, razza che ha, alle proprie spalle, una storia che sembra uscita dalla penna di London. Creato intorno alla metà degli anni ’50 partendo da un esperimento – 48 esemplari di pastori tedeschi da lavoro vennero incrociati con quattro lupi euroasiatici: Brita, Argo, Sarik e Lejdy – il cane-lupo cecoslovacco è selezionato per essere un ibrido con la docilità e l’addestrabilità di un cane unite alle caratteristiche fisiche e alla resistenza di un lupo. Solo nel 1982, però, gli viene assegnato il riconoscimento come razza.

 

Se da una parte c’è chi è disposto a spendere un migliaio di euro (questo il prezzo di un esemplare) per avere un cane-lupo in soggiorno, dall’altra c’è chi il lupo ancora lo demonizza. Ha fatto molto discutere negli ultimi mesi il progetto di legge regionale che prevede un abbattimento programmato dei lupi in Veneto, mentre si attende ancora l’approvazione di un Piano nazionale di gestione del lupo che, senza ricorrere agli abbattimenti, possa prevenire i conflitti e favorire la convivenza con i lupi.

 

 

La storia del “lupo cattivo”, d’altra parte, ha radici antiche. Esopo ne parla in molti dei suoi racconti, dipingendolo come animale pericoloso e ipocrita. La Bibbia fa riferimento ai lupi 13 volte come simboli di avarizia e di distruttività. In Nordeuropa la strage sistematica del lupo comincia dal Medioevo e va avanti fino al XIX secolo. Negli Stati Uniti lo sterminio tocca l’apice negli anni ’40, quando viene messa una taglia su ogni esemplare ucciso. Il declino delle popolazioni dei lupi grigi si arresta negli anni settanta, conducendo alla ricolonizzazione di zone in cui un tempo era estinto. Tra i progetti attualmente più attivi sul campo, quello della Leonardo DiCaprio Foundation, che sostiene il lavoro di Defenders of Wildlife per riportare il lupo grigio messicano in New Mexico, Arizona, Utah e Colorado, e di Pacific Wolf Coalition, impegnata in un ulteriore recupero del lupo in California, Oregon e Washington. https://www.leonardodicaprio.org