Socialità a tutti i costi… anche no!

Siete convinti che il vostro gatto sia un animale sociale perché ha piacere nel passare ore in vostra compagnia? Pensate che sulla sua socialità non vi siano dubbi perché ama riposare assieme ad un suo simile, magari condividendo un’area riposo? Addirittura ha familiarizzato benissimo con il cane di casa e non ha nessun problema a condividere i propri spazi con lui? Ecco, se pensate che basti questo per definire il gatto un animale sociale a tutti gli effetti, siete fuori strada… ma non completamente! Non è infatti errato definire il gatto un animale sociale, a patto che non ci si dimentichi di specificare che si tratta di un animale sociale facoltativo. Sembra un particolare ma non lo è, perché il gatto è un animale dalla socialità estremamente fluida, non ha necessariamente bisogno di un gruppo sociale per sopravvivere. Può benissimo decidere di vivere da solo o in gruppo, ma può anche tornare ad un’esistenza solitaria dopo essersi adattato ad una colonia ad esempio, o viceversa, cosa che può accadere anche più volte nel corso di una vita. Insomma il gatto può scegliere e sceglie il gruppo solo se le condizioni socio-territoriali in cui il gruppo vive sono da lui considerate favorevoli. Perché territoriali? Cosa c’entra il territorio con la socialità? Ebbene non solo c’entra, ma la influenza! Perché oltre ad essere un sociale facoltativo, il gatto è anche un animale fortemente territoriale e questo complica non poco le cose quando si tratta di decidere se valga la pena condividere il proprio territorio e le proprie risorse con qualcun altro!

 

La territorialità del gatto si manifesta con un forte attaccamento nei confronti di una specifica area che il gatto, se libero, elegge autonomamente come propria sulla base della posizione e della quantità e qualità di risorse in essa presenti, fondamentali alla sua sopravvivenza. Questo avviene in natura ma avviene anche nei nostri appartamenti, sebbene per la maggior parte dei proprietari resti materia oscura. Ed ecco spiegato il motivo per il quale quel giorno che avete portato a casa un secondo gatto o un cane pensando di fare cosa gradita al vostro micio, vi siete trovati invece a dover gestire una situazione difficile! Il nuovo arrivato nelle vostre migliori intenzioni doveva essere un nuovo amico per il vostro gatto… per lui è solo un intruso territoriale e un potenziale competitor su ogni risorsa presente in casa! Come potrebbe essere felice? Non fraintendetemi, ci sono anche casi in cui il gatto residente non prende così male l’arrivo di un nuovo membro della famiglia, ma sono tendenzialmente più rari e non rappresentano la norma.

 

Ogni gatto ha un proprio grado di socialità, influenzata in parte da fattori genetici e in parte dalla qualità della fase di socializzazione primaria e secondaria; la socialità è quindi sempre il risultato di un complesso mix tra corredo genetico ed esperienze del singolo individuo con l’ambiente che lo circonda. Ma non solo, il gatto è portato ad essere più o meno socievole con i propri conspecifici anche in base alla quantità di risorse presenti all’interno del territorio che occupa e può instaurare vari gradi relazionali, andando dalla relazione più stretta alla mera tolleranza. Il gatto non solo sceglie, (quando è libero di farlo) se vivere da solo o in gruppo, ma anche all’interno del gruppo stesso manifesta preferenze, simpatie e antipatie verso soggetti specifici. All’interno di un gruppo di gatti difficilmente si instaurano relazioni di uguale natura tra tutti i membri, spesso si creano sottogruppi e le dinamiche relazionali appaiono variegate e complesse. I gatti possono mettere in atto comportamenti di cooperazione sia in positivo, come nell’allevamento della prole tra femmine ad esempio, sia in negativo, come nella coalizione di un gruppo contro un singolo membro.

 

Le dinamiche sociali all’interno di un gruppo sono rese ancora più complesse dal fatto che I gatti non vivono di gerarchie rigide, ma fluide e mai stabilite una volta per tutte, ma piuttosto basate sul reciproco riconoscimento di valori e sull’attribuzione di privilegi. L’equilibrio di una gerarchia relativa è labile e si mantiene in relazione al sottile rapporto che c’è tra l’estensione territoriale, la densità abitativa e la disponibilità di risorse. In una situazione ottimale la prevalenza di un membro sull’altro resta frutto di una contrattualità in relazione a variabili come il momento della giornata, il luogo, la risorsa in questione e a chi vi arriva per primo in prossimità, nonché quanto questa viene considerata ambita o meritevole di essere più o meno difesa in base alla sua posizione territoriale. Ma un giorno può andare in un modo e il giorno successivo gli equilibri possono cambiare, anche radicalmente. In generale possono essere accordati dei privilegi, magari relativi all’occupazione di una zona di riposo o alla possibilità di mangiare per primi, a membri a cui venga riconosciuto un particolare merito.

 

Ora forse sarà più chiaro quanto l’essere territoriale e contemporaneamente sociale facoltativo renda il gatto un animale dalla socialità complessa e per nulla scontata! E non pensiate che il gatto consideri la presenza di un altro felino nel suo territorio diversamente da come possa considerare quella di un cane o di un umano.

Quindi quando il vostro gatto si strofina col muso su di voi, quando vi lecca o vi fa le fusa, non consideratelo un comportamento scontato o dovuto. Sappiate apprezzarlo così come si apprezza l’espressione di un’amicizia nella quale due individui, totalmente liberi di scegliere, scelgono di condividere un tratto di vita assieme!

 

Dott.ssa Giorgia Caterini

Consulente per la relazione e convivenza con il gatto

 

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