Il gatto del borgo

 

Cammino in salita cercando il castello da visitare indicato nella guida quando mi accorgo che siamo in due sulla stradina semivuota del borgo, il gatto ed io.

E’ domenica, di sicuro un tempo tante famiglie hanno popolato questi luoghi uscendo dalla messa della mattina, ma ora sembra esserci rimasto solo lui a custodire il silenzio di questi vicoli con la fierezza che solo lo sguardo di un gatto sa esprimere.

Mi guarda negli occhi. Anch’io lo guardo negli occhi. E’ come se volesse dirmi qualche cosa. E’ muto, non ha la parola, eppure ho l’impressione che si riesca a comunicare così bene. E’ li fermo in mezzo alla stradina circondata da edifici in pietra locale a vista con coperture in legno e manto in coppi di laterizio. Credo di essergli rimasta simpatica, perché decide di accompagnarmi verso la torre poligonale della fortezza costruita su una roccia a strapiombo. Mi accorgo di non avere più bisogno del mio immancabile Google Maps, perché ho trovato una guida turistica speciale del tutto inaspettata. Ogni tanto si nasconde dentro qualche cantina scavata nella roccia. Ne approfitto anch’io per sbirciare dentro. Poi mi fermo, faccio finta di aspettarlo e lui ricompare con la coda fiera per sgattaiolare dentro una viuzza con archi. In salita chiaramente non ho né la sua agilità, né la sua velocità. Ma, quando credo di averlo perso di vista, improvvisamente riappare da una scalinata quasi a voler sottolineare la mia scarsa forma fisica. Va bene, in fondo siamo a gennaio e la mia dieta è appena cominciata. Penso a quante volte nella mia vita ho parlato della lentezza e della pigrizia dei gatti e comincio seriamente a riconsiderare il concetto. Arriviamo in una splendida piazzetta belvedere e lì mi lascia il tempo di contemplare il lago dall’alto. Avrà capito che noi umani amiamo scattare foto quando ci troviamo in un luogo così bello, ecco perché mi guarda con quell’aria di chi è lì ad aspettare che scatti il momento del selfie! Del resto, se ha scelto di essere una guida turistica, ormai queste cose le saprà bene e quindi, anche in questo caso, non abbiamo bisogno di parole per comprenderci. Infine, scorgo da lontano una piccola fioriera in legno, mi dirigo verso quel segnale pensando che, se è così ben curata, di sicuro serve ad indicare qualcosa che merita di essere scoperto. Mi giro a guardare per un’ultima volta quel profondo sguardo felino e decido di entrare nella locanda, in fondo la dieta può attendere!