Il mondo è dei cani

di Roberto Corradi tratto da "Amici veri", Imprimatur editore, 2014

Se non mi sono sposato è perché temo tradimenti che rispettino luoghi comuni. Non vorrei scoprire un giorno che mia moglie è andata a letto col mio miglior amico. Sono un uomo e qual è il miglior amico di un uomo? No, no, la logica deduttiva mi terrorizza. Forse anche per questo non ho mai portato fuori il mio cane nell’ora di punta: con un intero giorno a disposizione, devo beccare proprio quei sessanta minuti in cui si irrigidisce e indica un fagiano? Ma perché? Preferisco stare tranquillo e questo non è facile, considerato che ho un certo timore anche degli svarioni. Persino di quelli grammaticali. Per esempio, quando l’amore per gli animali da compagnia lo leggo definito “petmania” ringrazio il cielo che nessuno abbia aggiunto una “o”. Sarebbe stata tutta un’altra musica. E invece c’è qualcosa di così sublime nella simbiosi millenaria tra uomo e cane e credo sarebbe un delitto rompere siffatto idillio. Il cane è perfetto per l’uomo. Per taglia, per carattere. Certo, si dice che anche gli elefanti abbiano un carattere docile e una pazienza infinita. Ma una serie di contingenze logistiche renderebbero impossibile la convivenza domestica. I felini di grossa taglia dimostrano che l’esperimento, quando effettuato, ha rivelato che in genere tra le due specie, una sola alla fine è quella che è rimasta. E non si è trattato mai di quella umana. Quindi, chi meglio di un canide? Il cane ha tante di quelle caratteristiche che favoriscono la coabitazione con l’uomo che elencarle, ora, sarebbe inutilmente ripetitivo. Le conosciamo tutti e tutti quelli che, come Enrico e me, hanno avuto un cane, le hanno anche verificate. Ma non sono quelle che snoccioleremmo anche qui, secondo me, le ragioni che rendono il cane perfetto per l’uomo. Lo so, andare contro radicate credenze popolari è rischiosissimo ma sento di volerlo fare. Perché come “fedele, remissivo, con senso di protezione e pronto al divertimento” descriveresti anche un capogruppo politico in presenza del suo leader. Un capogruppo non lo porti a fare la cacca tre volte al giorno, certo. O almeno non se ne tramanda notizia. Però non puoi neanche immaginare che sia portatore di un affetto incondizionato e sincero. I leader si cambiano e i capigruppo si adeguano. Per i cani, invece, è diverso. I cani hanno l’incredibile attitudine a essere buoni e volere bene. Che detta così, può sembrare una cretinata. Ma per quanti umani incensurati potremmo spendere asserzioni così integraliste? Il cane è un essere sincero anche fisiognomicamente. Lo potremmo definire il più lombrosiano dei viventi. Gli elefanti di cui sopra sono tutti uguali. Al massimo li distingui in indiani e africani ma, fatti salvi alcuni dettagli, siamo lì. Ci sono poi le scimmie che si ramificano (non c’è nessuna ironia) in tante sottomarche. Ma anche se tutte apparentate, ogni specie di primate ha peculiarità tutte sue. Esistono anche maiali e maiali in versione fuoristrada, meglio noti come cinghiali. Ma anche qui oltre ai due tipi non vai. Di cani invece ne esistono talmente tante razze da rendere quasi impossibile il censimento aggiornato e preferire la classificazione secondo dieci gruppi di appartenenza che vanno dai cani da pastore per arrivare ai levrieri. Ma perché la natura bizzarra e zuzzurellona ha pensato di dover variare i cani così tanto e decretare fratelli un Alano e un Chiwawa? Perché se un giorno ti fossi trovato male col cane che ti eri scelto, fosse chiaro a te e al mondo che l’errore era stato solo tuo. Dio o la natura avevano fatto di tutto per farti intuire l’indolenza e la blanda misantropia di un Chow chow, la frivolezza di un Bobtail, la solidità di un Beagle. E se di primo acchito potevi non cogliere il carattere di un San Bernardo, se eri detentore di un appartamento dovevi capire guardandolo che non era il cane per te. Così come non sarebbe stata ammissibile la tua sorpresa nel trovare aggressivo il Rottweiler. Il Rottweiler è un cane aggressivo e ha tutto il diritto di esserlo ma non per questo è un cane cattivo. Ha un’indole che nessun barboncino avrà mai e non credete a chi vi dice che tutti i cani sono uguali e sono i padroni a forgiargli il carattere. È possibile che in migliaia di anni non sia mai esistito un padrone stronzo che abbia fatto diventare il suo Terranova un brutto ceffo da cui stare alla larga? No. Perché il Terranova è un gigante portatore di una pazienza sconfinata. E testardo come solo i cani sanno essere.  L’inarrivabilità dei cani è tutta qui: basta guardarli per cogliere l’affinità con loro. Basta guardarli e tenere conto della propria personalità. Raramente ci si accorgerà di aver sbagliato scelta, si tratti di un cane con pedigree o di un trovatello. L’amico era lì a far mostra di sé perché non fosse possibile un giorno lamentare incompatibilità caratteriali. Due fidanzati possono scoprirsi all’improvviso diversissimi. Di un Bassotto non potrai mai dire che poi un giorno hai capito che era antipatico. Perché un bassotto non può essere antipatico, non è previsto dalle leggi della natura. Potrà essere più o meno intelligente – e essere cretini è un diritto inalienabile di qualsiasi vivente – ma non antipatico. Lo sanno anche le mucche che quando lo vedono correre intorno a loro abbaiando, lo assecondano e si fanno disciplinare. Lo fanno per simpatia. Con un Dobermann sarebbe tutta un’altra cosa.

Roberto Corradi, romano, 1976, è autore e attore per cinema, teatro, tv e radio. Non sopporta chi scrive “centra” ma intende “c’entra” e ha avuto un fratellino Beagle che si chiama Maigret e che spesso, oggi sogna!