Passo dopo passo

Certo per la maggior parte di voi questa è una foto normale, senza nessun dettaglio su cui soffermarsi. Invece no, per me è una fotografia speciale, è la prova che, passo dopo passo, qualcosa sta cambiando.

Provo a spiegarmi meglio. Nasco in un paesino dell’Abruzzo e frequento una scuola elementare che dista circa un km da casa mia.
Siamo negli anni ’70 e, a differenza di quel che accade oggi con le macchine parcheggiate in seconda e terza fila davanti ad ogni edificio scolastico, si preferisce andare a piedi. Così, ogni mattina puntualmente mi accompagna la zia; la strada è in salita, ma siamo abituate, usciamo
sempre un po’ prima per essere certe di arrivare in tempo e perché potrebbe esserci qualche imprevisto.

Arrivate ad un bivio c’è una casa con un cane lupo di nome Argo che viene spesso lasciato libero. Mia zia ha paura e, più di una volta prova a parlare con il proprietario spiegandogli che non si sente sicura di passare, ma la risposta che ottiene è sempre la stessa “il cane è buono, bisogna avere paura degli umani, non degli animali”. Purtroppo, questo non basta a farla sentire meglio e così usiamo tutti i mezzi per cercare di passare il più possibile inosservati agli occhi di Argo.

Alle volte lasciamo il marciapiede e passiamo sulla strada tanto di macchine per fortuna ce ne sono poche, altre volte chiediamo aiuto a qualcuno che passa insieme a noi e funge da “scudo”, certe mattine, in cui ci riteniamo fortunate, lo troviamo nella sua cuccia e così sgattaioliamo
via in fretta magari girandoci un paio di volte per controllare che non si sia svegliato.

La scena si ripete tutte le mattine, sei giorni alla settimana su sette. La mente comincia a pensare a quel passaggio ben prima di arrivare al bivio e la paura dei cani viene alimentata giorno dopo giorno, consolidata e trasmessa in ereditarietà insieme agli sguardi, alle risate e ai ricordi.

Con la crescita pensi che le cose cambieranno, perché non sei più piccola e razionalmente arrivi anche tu a capire che la paura è tutta nella tua mente. Condividi persino il pensiero del proprietario di Argo, ma ahimè ogni pensiero logico svanisce senza lasciare traccia alcuna quando ti ritrovi davanti all’ennesimo cane. Cerchi di rimanere tranquillo, ti concentri sul respiro, ma niente da fare, lui sente la tua paura, vede i tuoi occhi con le pupille dilatate e inevitabilmente sceglie di venire verso di te anche nel luogo più affollato del pianeta.

Fino ad un giorno in cui vai a trovare un’amica. Lei di cani ne ha tre, ma sa che quando arrivi tu deve chiuderli altrimenti non si riesce nemmeno a fare due passi in giardino. È maggio, dopo cena si rimane fuori ad ammirare le prime lucciole dell’estate, ormai sempre più rare. Mi giro e vedo che i cani sono stati liberati a mia insaputa, rimango ferma, mi lascio avvicinare, mi annusano, incredibilmente resto in piedi.

Mi guardano, di sicuro si aspettano qualcosa di più da questa umana un po’ imbranata, ma, il massimo che riesco a fare, è sfiorare con la mano quello un po’ più grosso dal pelo nero. Non è gran cosa lo so, ma per me una liberazione, una conquista, una prova che, passo dopo passo, anch’io ce la posso fare!