Torno tra dieci minuti!

La storia che sto per raccontarvi è accaduta diversi anni fa, prima dei bambini, dell’impegno, del mutuo.

Ai tempi ero una ragazza che si affacciava al mondo del lavoro senza voler rinunciare a quello del divertimento e del “tirare a fare tardi”. Avete presente quando cominci a guadagnare i primi soldi, vivi ancora con mamma e papà, ma inizi a sperimentare le prime forme di autonomia, libertà ed indipendenza? Ecco, era una sera d’estate di quel periodo lì, quello della gioventù che si affaccia allo stadio della maturità, ma non troppo!

Torno da lavoro e comincio ad organizzare la serata, per un attimo lo sguardo va al mio adorato Cesare, mi guarda, lo guardo e capisco che anche lui ha bisogno di uscire a fare due passi. Chiedo a mia sorella, ma realizzo subito che non ha alcuna intenzione di portarlo fuori.

La differenza tra me e lei è sempre stata evidente, almeno a Cesare. Lei, anche quando esce per
portare a spasso il cane, è truccata, vestita, pettinata praticamente perfetta. Io sono l’opposto, Cesare lo sa bene e quindi guarda me, perché sa che è molto più facile convincermi. Va bene, mi dico, tanto esco così come sto con la pinza nei capelli, zero trucco, le ciabatte, lo porto un po’ a spasso sotto casa e torno tra dieci minuti. Il tempo di pensarlo e sono già in strada con Cesare tutto felice che
gironzola per il quartiere rispettando tutti i suoi pipì-stop.

È a quel punto che arriva puntuale la telefonata della mia amica Roberta. Si è da poco lasciata con il suo ragazzo e, si sa, lasciarsi ad inizio estate non è mai il massimo. Mentre tu sognavi già romantiche vacanze insieme, lui ti dice con estrema chiarezza e lucidità che preferisce rimanere libero ed andare in vacanza con gli amici.

Guardo Cesare che è un maschio e certe cose le capisce al volo, ma lui è anche un cane super sensibile e con lo sguardo mi fa capire che no, proprio non si può lasciare sola un’amica in queste condizioni. Passeggiamo ancora un po’ e, di comune accordo, decidiamo di salire da Roberta, tanto saremo solo
noi e al massimo una birra consolatoria e anche lei, come Cesare, è abituata a vedermi “al naturale”. Siamo nel soggiorno che scherziamo e cerchiamo di tirarci su il morale quando suonano al citofono, un amico di Roberta, non lo conosco, ma va bene, non mi importa, se serve a farla stare meglio salga pure.

La serata va avanti tra chiacchiere, risate, coccole e carezze a Cesare anche lui un po’ stupito per l’insolita affinità che si crea tra tutti i presenti sin dal primo momento. Non penso più alle ciabatte, alla pinza che ho tra i capelli e nemmeno alla organizzazione della serata che fino a mezz’ora prima
rappresentava una priorità. Il tempo si ferma, guardo Cesare felice che gioca con quel ragazzo sconosciuto che in realtà mi sembra di conoscere da sempre.

È la magia che non ti aspetti e ti coglie di sorpresa in una serata d’estate così normale eppure così straordinaria, quella in cui vedendo lui che gioca con il tuo cane capisci che sarà l’uomo con cui metterai su una famiglia, i bambini, il mutuo e con cui adotterai un altro cane, perché, nel frattempo, Cesare non c’è più, ma ci sarà sempre per i nostri cuori e nel ricordo di quella serata speciale.