Umani imperfetti e saggezza gattesca

Poi dopo tante settimane di caldo afoso e sole in panciolle a rotolarci sul balcone, è tornata quell’arietta fresca che ci accarezza il pelo e ci fa sentire bene. I miei umani sono più in casa e ho visto mettere via asciugamani, costumi e borse del mare.
Libri, dizionari e quaderni sono ordinati sugli scaffali della libreria, la sveglia suona in anticipo e la sera le luci si spengono prima. Mentre noi gattoni ci godiamo serenamente questa tregua dal sole bollente e assaporiamo questo momento di calma e di tranquillità, in casa dei miei umani si respira un’aria malinconica e nostalgica di nervosismo e inquietudine.
Come se conservati quei costumi nelle scatole, ci si aspettasse un’aria gelata, giornate corte e con poca luce, routine che riprendono senza sosta, lasciandoli affannati e doloranti, sotto scacco di un inverno dispettoso e faticoso che a volte, sembra eterno, desiderando una  prossima estate che arrivi prima possibile e  non finisca mai. Perché d’estate tutto è più bello e leggero! Già l’abbronzatura dona loro un’aria di salute, di felicità e di avvenenza, che perdono inevitabilmente, già a fine ottobre e non riescono a capacitarsi che tra un po’, sarà ora di organizzare cene di Natale, con quello stupido albero di Natale al posto del nostro tiragraffi, attendendo con ansia le prossime vacanze.
Il  mare, si sa, fa bene all’umore e tutti gli umani sembrano mostrare la loro parte più ottimista a e positiva. Così trascorrono l’estate tra week end con gli amici, aperitivi, bagni, falò, concerti, cene della palma, mentre  tutto lo stress dell’inverno sempre magicamente non lasciare traccia, aggirandosi per casa  liberi, allegri, leggeri e più predisposti verso il genere umano. Rimandano  a settembre scadenze, visite, tagliandi, esami, con una strana voglia frenetica di godersi fino all’ultimo giorno di mare e all’ultimo raggio di sole, che li invade soprattutto, la famosa ultima settimana di mare.
Quando la maggior parte di loro tornerà al lavoro o alla consapevolezza amara che non ci sarà nessun lavoro a cui tornare, quando alcune mamme festeggeranno al bar di fronte la scuola perché “non se ne poteva veramente più ed è ora di ristabilire certe regole”, in realtà, pregustando semplicemente, sedute estenuanti di palestra, colazioni e shopping o non vedendo l’ora di tornare al lavoro, per avere un po’ di tregua.
E invece altre mamme, come la mia umana, che  saranno ancora più abbattute e malinconiche dei propri figli perché è bello avere più tempo per stare rilassati e in pace con la compagnia dei propri figli, ma si sforzeranno di tenere per loro questi pensieri, mostrandosi cariche, propositive e serene più che mai.
Perché con l’inverno ricominciano anche la scuola, le interrogazioni, le attività, le ripetizioni, il dentista, gli studi “matti e disperatissimi”, le discussioni ugualmente matte e disperatissime, le corse ad ostacoli con slalom e scatto finale del fine quadrimestre, le incomprensioni  tra i ragazzi, che neanche Houston riuscirebbe a risolvere, le insicurezze, le fragilità, i problemi legati all’adolescenza, che agli occhi dei ragazzi sembrano montagne ripide e insormontabili,  le crisi di scoraggiamento dei figli, alternati a momenti di improvvisa e inspiegabile euforia instabile e difficile da contenere, le iniezioni di fiducia e autostima dei genitori.
Adolescenti che, come sulle montagne russe di un lunapark, cambiano umore e idea ogni dieci minuti, rifiorendo a fine anno scolastico, modificando completamente anche i connotati fisici, tanto grande è il sorriso che gli si stampa sulla faccia in prossimità delle vacanze e che dopo un’estate passata allo stato brado, si vedono costretti ad indossare la loro sgomenta espressione  invernale e a ritornare fra quei banchi.
Tra pochi giorni ricomincerà la stagione del “Come è andata oggi a scuola? Cosa avete fatto ? Niente”, dei nervosismi, delle malinconie, dei mutismi improvvisi, senza manuale per i genitori  e senza traduttore, delle discussioni infinite senza vinti né vincitori, delle risposte a volte, anche sprezzanti, dei momenti in cui li  ignorano completamente, dei “Non mi capisci, è inutile!”, “So io cosa devo fare, visto che a scuola ci vado io!”, ai momenti in cui chiedono aiuto e reclamano prepotentemente la loro presenza.
Per fortuna, poi, ci sono anche momenti bellissimi,  in cui l’alieno che si è impossessato di loro, viene messo a tacere dalla dolcezza, acutezza e sensibilità dei ragazzi, donando un po’ di tregua e conforto anche ai miei umani smarriti e acciaccati, ricordando loro perché hanno desiderato tanto  metterli al mondo e perché li amano sopra ogni cosa.
Noi micioni accoccolati su qualche comò, li guardiamo dall’alto della nostra saggezza e placidamente , ci avviciniamo per godere delle loro carezze e coccole e restituire loro tutto l’amore che ci danno, strusciandoci con i nostri musetti e accoccolandoci vicino a loro, quando li vediamo un po’ giù o quando tornano a casa da noi tutti insieme, allegri e contenti. Nel pezzo di vita che stiamo trascorrendo insieme, abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli per gli umani che sono.
Ci basta guardarli con  i nostri occhioni grandi ed espressivi per far capire loro che li comprendiamo, che siamo una famiglia e che a volte, tra loro , ma anche tra noi e loro, le parole non servono. Vorremmo dire loro che , nella nostra vita gattesca, abbiamo imparato che i momenti difficili e dolorosi ci sono, ma che poi ci si rialza. Che bisogna imparare ad accettare anche le proprie fragilità, la paura, i propri limiti, i propri dubbi e  non essere troppo severi con se stessi.
Che anche a mettercela tutta, non è detto che le cose vadano per il verso giusto, che la vita a volte, è dolorosa e ingiusta, ma a volte, anche meravigliosa e pronta a stupirti. Che non bisogna arrendersi mai, anche quando ne avresti proprio bisogno. Che se pensi che la strada sia giusta,  devi continuare dritto, qui e ora , perché se ci hai messo il cuore, ne sarà valsa comunque la pena, anche quando ti sembrerà di non sapere come e cosa  fare.
Ma anche che quando trattieni il fiato per tanto tempo, a volte rischi di scoppiare. E allora si può anche piangere o urlare, ricordarsi di fare un bel respirone, mettere un passetto davanti all’altro e sforzarsi di pensare ad un giorno solo alla volta, perché  siamo umani, imperfetti e fragili.
Che i figli si allontanano verso il loro volo ed è giusto così, ma devono sapere sempre che tu ci sei. Vorremmo dire loro tutte queste cose.
A volte però, le parole non servono. Basta l’amore. E tutto tornerà sempre a posto.
Buon inizio a tutti!
“Quando siete felici, fateci caso!” K.Vonnegut
Freddy e Diego 😻😻